Cherry:Tribunali fallimentari, l’osservatorio Cherry Sea: nel 2021 +8% di pratiche aperte, stock -6%

09/02/2022

Dopo un 2020 anomalo, segnato dai lockdown imposti dall’emergenza sanitaria, nel 2021 i tribunali fallimentari sono tornati ai regimi di lavoro pre Covid. E’ quanto emerge da Cherry Sea, l’osservatorio sulla giustizia fallimentare di Cherry srl – società che fornisce servizi di intelligenza artificiale agli operatori del credito – che tramite i portali del Ministero della Giustizia ha analizzato le procedure registrate negli scorsi dodici mesi nei 140 tribunali fallimentari italiani.

L’osservatorio, in particolare, evidenzia come alla data del 31 dicembre 2021 si siano registrate 8124 pratiche aperte, dato in crescita dell’8% rispetto al 2020, ma ancora al di sotto dei valori pre Covid (nel 2019 le nuove procedure erano state 11000). Lo stock in tutta Italia ammonta invece a 72566 procedimenti, in diminuzione del 6% rispetto all’anno precedente, variazione in linea con quelle registrate negli ultimi anni.

La top 20 dei tribunali – Oltre la metà delle nuove procedure e circa il 40% dei pendenti è concentrato in venti tribunali: Bari, Bergamo, Bologna, Brescia, Busto Arsizio, Cagliari, Catania, Firenze, Genova, Milano, Modena, Monza, Napoli, Padova, Roma, Torino, Treviso, Venezia, Verona e Vicenza. Prendendo questo campione in esame, il numero delle pratiche aperte nel corso del 2021 è 4478, circa il 20% in più rispetto al 2020, mentre l’ammontare dell’arretrato si attesta a 30530 pendenti, in diminuzione del 7% rispetto a dodici mesi prima.

A Roma raddoppiano le procedure aperte, a Bari quelle definite – L’apertura di pratiche ha registrato un forte incremento nei tribunali di Catania (+56%), Bari (+58%) e Roma, dove le nuove procedure (894) sono addirittura raddoppiate rispetto all’anno precedente (+95%), facendo del foro capitolino il più “attivo” d’Italia, dietro a quello di Milano (810). Tra i tribunali che, viceversa, hanno registrato una diminuzione di lavoro in entrata, ci sono Busto Arsizio (-15% rispetto al 2020), Padova (-16%) e Bergamo (-17%).

A Roma, tuttavia, nel 2021 si sono aperti più procedimenti di quanti se ne siano chiusi (702), unico tribunale in Italia a chiudere il saldo in negativo. DSi segnalano invece per particolare efficienza, i tribunali di Bergamo, Busto Arsizio, Napoli, Padova, Treviso, Venezia e Vicenza, tutti in grado di chiudere almeno 2 procedimenti per 1 aperto. In numeri assoluti, il foro che ha chiuso il maggior numero di pratiche è Milano, che nel 2021 ha definito 1288 processi, circa il 40% in più di quanto fatto nel 2020. Allo stesso modo, Cagliari (+52%), Monza (+54%) e Bari (+92%) hanno migliorato significativamente la propria performance in termini di procedimenti chiusi rispetto all’anno precedente.

Roma tribunale più lento e con più arretrato – Roma è il primo tribunale in Italia per pratiche pendenti, pari a 5096, al secondo posto Milano (4721) e a seguire Bari (2023). Utilizzando come unità di misura il Disposition Time (DT), metrica già adottata dalla CEPEJ (Commissione europea per l’efficienza della giustizia), attualmente alla capitale sarebbero necessari 7,3 anni per smaltire i procedimenti pendenti; tra gli altri tribunali più lenti, Catania, con un DT di 6,3 anni, e Firenze, che tuttavia lo scorso anno ha dimezzato il proprio DT da 12 anni a 6,1. Viceversa, i tribunali più “veloci” ad oggi sono Bergamo (2,7 anni), Modena (3,1) e Torino (3,2).

Andando a esaminare, tra il periodo pre Covid e oggi, quali siano i tribunali che abbiano maggiormente velocizzato la propria capacità di smaltire i pendenti, si segnalano Bari, che ha quasi dimezzato il proprio DT portandolo dai 10 anni del 2019 agli attuali 5,5 (-45%), Verona (-42%) e Bergamo (-36%). Hanno peggiorato, invece, il proprio DT negli ultimi due anni Napoli (+28%), Roma (+26%), Torino (+12%) e Brescia (+2%). Mediamente,  nei 20 tribunali presi in esame, il tempo necessario per definire i pendenti ammonta a 4,5 anni, in diminuzione rispetto a fine 2019, quando tale valore ammontava a 5,4 anni, mentre a fine 2020 era 5,8 anni.

Pendenti, la mappa delle regioni – Lo stock è concentrato, in parti uguali, tra le regioni di Centro, Nord Ovest e Sud Italia, mentre il restante è suddiviso tra Nord Est (16%) e le Isole (11%). La regione con il volume di arretrato più consistente è la Lombardia (12.185), seguita da Lazio (8624) e Campania (6821), mentre le più “scariche” sono Molise, Trentino – Alto Adige e Basilicata. Mettendo a rapporto il numero di pendenti con il numero di tribunali, tra le regioni con almeno 10 tribunali quelle che evidenziano il dato più alto sono Milano, con 937 procedimenti per tribunale, e la Campania (682). Per le regioni con un numero di tribunali compreso tra 5 e 10, i valori sono mediamente più alti e tra questi spiccano Lazio (958 pendenti per tribunale), Puglia (853), Veneto (823), Campania (682) e Toscana (613).